Alla scoperta dei proverbi toscani!

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Oggi andiamo alla scoperta dei proverbi toscani. La Toscana è una regione ricca di modi di dire e di espressioni molto evocative: alcune di queste sono entrate anche nel linguaggio comune in italiano, mentre altre sono rimaste legate all’ambito regionale o cittadino. Andiamo a conoscere da vicino i proverbi più celebri e quelli che, invece, meritano di essere rispolverati!

Si fa come i’Nardi che da presto fece tardi. (Firenze) → chi pensa di avere molto tempo a disposizione, finisce inevitabilmente per sprecarlo.

Sei un boccalone. (Siena) → uno sciocco.

Meglio un morto ‘n casa che ‘n pisano all’uscio. (Livorno) → la rivalità fra Pisa e Livorno è nota in tutta Italia: meglio un morto in casa che un pisano alla porta, dice il detto. Ovviamente, esiste anche la versione pisana.

I discorsi li porta via il vento… le biciclette i livornesi! (Pisa) → anche questo detto ci riporta alla consueta rivalità fra la due città toscane.

Se fa prima a saltatte che a giratte ‘ntorno. (Arezzo) → insulto rivolto a una persona bassa e grasa.

Pogheti e sicureti. (Carrara) → Il detto riferito ai soldi: meglio averne pochi ma sicuri.

Quando il Gabberi ha il cappello, se devi uscire porta l’ombrello. (Versilia) → se il monte Gabberi, una delle cime delle Alpi Apuane, è coperto dalle nuvole, ci si deve aspettare la pioggia.

Chi va a S. Anna perde la scranna. (Lucca) → il detto nasce dal quartiere di S. Anna, zona di Lucca fuori dalla mura. Un po’ come dire: chi va a Roma perde poltrona.

Cencio dice male di straccio. (Prato) → il bue che dice cornuto all’asino. Ovvero una persona piena di difetti che non vede i propri ma li trova negli altri.

L’è come levassi la sete co’ i’ pprosciutto. (Firenze) → il prosciutto mette notoriamente sete. Finire per danneggiarsi da soli con una certa azione che si rivela controproducente.

Avere la bottega aperta. (Siena) → avere la cerniera dei pantaloni aperta.

Un te mettere ‘n cammino si la bocca ‘n sa de vino. (Arezzo) → meglio non mettersi in viaggio se non si è sobri.

Se la mi nonna aveva le rote era un carretto. (Pisa) → bisogna accettare la realtà per quella che è, senza fare inutili fantasticherie.

I è fis come un potò. (Carrara) → è immobile come un palo. Si dice di uno che sta fermo.

Alla buona giumenta non manca il cavaliere. (Maremma) → se si vuole davvero fare una cosa, si trova il modo di farla.

Che ti venisse un poco di bene. (Massa) → un modo indiretto per augurare del male a qualcuno che ci ha fatto un torto.

Che bofonchi? (Lucca) → bofonchiare significa parlare a voce bassa, in modo incomprensibile.

Far le nozze co fichi secchi. (Siena) → pretendere di ottenere un ottimo risultato con il minimo sforzo.

Chi ‘unn ha cervello abbia gambe. (Firenze) → chi non ha capito in tempo qualcosa, deve fare del suo meglio per recuperare.

Beato beato chi ha un tetto in Prato. (Prato) → vivere a Prato significava godere, secondo i pratesi, della benedizione della Madonna: nella cattedrale di S. Stefano, infatti, si dice che sia custodita la cintura della Madonna.

Voglia di lavora’ sartami addosso, ma fammi lavora’ meno ‘he posso. (Livorno) → tipico detto per chi non ha molta voglia di lavorare.

Chi ha vigna ha tigna e l’orto vole l’omo morto. (Maremma) → zappare nell’orto e coltivare la vigna sono due lavori piuttosto faticosi.

Oh bischero! (Firenze) → i Bischeri, ricca famiglia fiorentina, persero tutti i loro averi perché si rifiutarono di vendere al Comune di Firenze le loro proprietà, al posto delle quali sarebbe sorto il famoso Duomo. Un misterioso (o forse non tanto) incendio distrusse tutti i loro edifici, costringendoli a fuggire da Firenze e a tornare, diverso tempo dopo, sotto il falso nome di Guadagni. Ecco perché il bischero è diventato lo sciocco per definizione!

Tirassi la zappa su’ piedi. (Pisa) → nuocere a se stessi.

Conoscete altri detti, proverbi e motti toscani? Scriveteci! Saremo felici di pubblicarli!

 

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